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Non esiste nessun demiurgo - parte 3

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Senza un mondo in cui vivere, senza un tempo da trascorrere, senza avventure da intraprendere, i nostri personaggi erano confinati nella fantasia di ciascuno, le nostre schede erano carta straccia. Ci trovammo all'improvviso nel nulla.
Pregammo Francesco (il mio primo master e master dell'intero gruppo prima di me) di guidare il prossimo gioco: il massimo che ottenemmo furono nuove schede di personaggi che mai nessuno interpretò. Qualcosa di simile a un'idea mai pensata. Ci saremmo potuti accontentare di giochi di ruolo "normali", come guardie e ladri o cose simili, ma il fascino e la complessità di quel gioco erano inarrivabili. Mi ricordo ancora che ci siamo posti lucidamente il problema. Eravamo sempre a casa di Marco (di cui ho già raccontato le grandi doti strategiche) e scalpitavamo per capire come uscire da questa situazione. Fu vano volgersi all'impegnatissimo Giovanni, il master degli altri prima che li affidasse a Francesco. Realizzammo subito c…

Non esiste nessun demiurgo - parte 2

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Sette locuste grandi quanto cavalli muovevano disperate alla ricerca di cibo da masticare: manicaretti come noi avventurieri potevamo fare al caso. Eravamo in inferiorità numerica, io preferivo bersagliare le bestie dalla distanza, magari intrappolarle con dei fili magici appiccicosi che facilitassero la loro eliminazione o la nostra fuga.
Guardate, ci furono polemiche: secondo il gruppo, ero uno scellerato a sprecare con così tanta leggerezza il potere magico che custodivo. In particolare venni screditato da Marco, che apparentemente ne sapeva più dentro e fuori dal gioco e quindi ogni sua posizione diventava decisione. Feci quindi un passo indietro.



I miei compagni di peripezie, invece, si fiondarono risoluti contro le locuste, facendone fuori ahimé soltanto una a causa di una serie sfortunata di eventi; [0] furono accerchiati poco dopo. Quelle locuste secernevano uno stranissimo veleno, che paralizzava i malcapitati senza però far perdere loro coscienza. I miei compagni furono col…

Non esiste nessun demiurgo - parte 1

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Ciao Volpe. Ora che ti sei laureata e puoi subire smottamenti, ti confesso un segreto: non esiste nessun demiurgo. Quello che tu attribuisci a una figura mitica è la proiezione di ciò che magari vorresti essere, o forse in cui riponi un eccesso di stima. Sta di fatto che il "demiurgo" è il complemento di ciò che sei. Ciò che non sei lo proietti in qualcosa di metafisico, oppure in esseri - seppur fisici - comunque ritenuti possessori di capacità soprannaturali. Questo può essere in qualche modo un meccanismo che aiuta in momenti difficili. Alla lunga, però, rischi di delegare una tua realizzazione a soggetti terzi, quand'anche inesistenti, provocando quindi un'inibizione delle tue possibilità. Mi dispiace scombussolare un tuo pensiero, ma - nelle funzioni che mi attribuisci - ci sarà pure quella di dissolvere i veli che ammantano il reale... no?


Vorrei raccontarti una storia di "emancipazione", sperando che ti aiuti a metabolizzare il concetto. Per tutta un…

A quale Paese devo tornare?

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Questo cartello è apparso al raduno di Pontida della Lega Nord. Ha scatenato un botta e risposta sul quotidiano Avvenire, diretto da Marco Tarquinio. Ho inviato la lettera seguente al direttore. Non mi è stata pubblicata, la pubblico qui.
Caro Direttore, sono un lettore occasionale e piuttosto particolare di Avvenire. Ad esempio, leggo con interesse gli interventi del collega Fulvio Scaglione, uscendone sempre arricchito. Mi inserisco nel solco delle due lettere (prima e seconda) apparse recentemente in rubrica. Sono in particolare solidale con la signora Samanta che ha subito minacce. Invito la signora a denunciare tempestivamente all'autorità quanto accaduto. Sono uscito formalmente dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana per professione di apostasia e perché nel paese in cui lavoro pagherei più tasse se contassi come cattolico. Sono ateo - più precisamente apateista - e sostenitore dell'UAAR, ma non ho mai fatto una tessera. Le scrivo a nome mio personale, e solo me rappr…

Questo entusiasmo che ho trovato in tanti compagni

Mi sto trasferendo in un'altra città. Devo prendere un treno per andarci. Un treno di quelli lunghi, che si fa tutte le fermate. Non avendo internet con me in viaggio, ho quindi salvato i miei tipici 3-4 articoli assolutamente non scientifici ma politicissimi, uno di questi è un comunicato della Militant che esce da Eurostop in polemica della piega nella scelta di proseguire nel percorso di Potere al Popolo. La Militant faceva notare come tutti - Potere al Popolo, Eurostop, ma anche sé stessa - fossero responsabili dello scollamento fra la classe e la "sinistra" (con quante virgolette vogliamo metterci). Mentre stavo leggendo questo articolo, sale a bordo del treno un signore anziano, senza una gamba, con la sua "carrozzina elettrica" molto diffusa in Germania. Sale sul treno facendo un balzo con questa carrozzina da cross. A un certo punto davvero mi erano venuti dei sentimenti di pena: ma guarda questo che sta senza una gamba, che si porta le stampelle in gi…

Madre Teresa Bassista

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«Ma che carino // Solo per aver condiviso un palco // Figuriamoci se era mio fratello»
«Hahahaha // Roberto è così»
Con la leggerezza di una piuma, quello stronzetto di amico mio riesce a disinnescare in un commento su Va'Zapp la carica solidale della piccola donazione che ho fatto alla bassista Valentina D'Amore. Alla musicista sono stati rubati tutti gli strumenti di lavoro, privandole dell'indipendenza professionale faticosamente messa in piedi nell'arco di mezza vita. Il ladruncolo ha sottratto perfino gli spartiti, giusto per far capire che non era motivato da sole ragioni economiche e per firmare il gesto con la cazzimma. Mannaggia a chi t'a muort'.
Con Valentina condivisi un palco ai tempi del liceo, io e quello stronzetto dell'amico mio facevamo gli im-memorabili Duo-Deno, per logo avevamo un intestino contornato di nastrini giallo-neri da lavori in corso (in Germania li chiamano i Baustellen, si dice Baushtélen). Ci siamo cimentati in un tour che ha …

der Letzte der Klasse

Questa nota l'ho scritta a lezione. Almeno una volta nella vita, è fondamentale sentirsi l'ultimo della classe, esserlo fino in fondo e capire quanto sia facile essere lasciati indietro.
Sto seguendo un corso di programmazione. Il corso è presentato in inglese, ma viene dato in tedesco. Anche le diapositive sono tedesche, quindi mi tocca tradurle. C'è da notare come sono stato avvisato della lingua del corso prima di iscrivermi, e come non me la sia sentita di far notare la differenza fra quello che sta scritto su internet e quello che effettivamente avviene.
Seguo il corso coi miei compagni di dottorato, che per interesse reciproco mi danno una mano a tradurre gli esercizi che bisogna sottoporre al docente alla fine di ogni giorno.
Fino a ieri ce l'ho fatta anche traducendo le diapositive con traduttori automatici durante la lezione. Da ieri è cambiato tutto: le diapositive sono caricate sul sito dopo la lezione, rendendo inutile la mia presenza durante la stessa. Ieri …