domenica 8 gennaio 2012

Enrico Berlinguer nel 1974 in campagna referendaria divorzista

Questo post fa il "palo" ad un'opinione (Il mio sogno eretico) pubblicata sulle Ultimissime UAAR, i cui redattori ringrazio.

Enrico Berlinguer, Padova, 7 aprile 1974
“Perché dunque si vuole togliere allo Stato italiano il diritto di legiferare sui casi di scioglimento del matrimonio? Si vuole forse uno stato tfeocratico, confessionale, che imponga a tutti i cittadini l’obbligo di osservare i precetti e i sacramenti di una religione? Si pone a questo punto un grande problema. L’Italia è giunta assai tardi all’unità nazionale anche perché fino a un secolo fa è esistito uno Stato Pontificio, un potere temporale che si estendeva su un vasto territorio della nazione, e che oggi la Chiesa riconosce esere un anacronismo. E perché mai, allora l’Italia di oggi, dopo che un Concilio ha dichiarato che la Chiesa non vuole più privilegi, viene considerato come una provincia soggetta a un regime speciale, quasi a un braccio secolare? Ecco un grande tema che deve interessare tutti coloro che, credenti e non credenti, vogliono essere cittadini d’una repubblica libera e sovrana, non anticlericale, ma neppure clericale.

L’anticlericalismo si esprimeva nell’avversione alla Chiesa in quanto tale, nella derisione dei suoi principi e dei suoi riti, nel considerare nemico dei lavoratori il prete non meno del capitalista. Il movimento operaio italiano si è liberato da tempo di questo bagaglio, in un processo profondo che ha avuto per protagonista il PCI di Gramsci e Togliatti. Giungendo non solo a un atteggiamento di pieno rispetto di tutte le libertà religiose e di culto, ma al riconoscimento di una sovranità della Chiesa nell’ordine che le è proprio: e anche nell’ambito dell’articolo 7 della Costituzione, prestando peraltro particolare considerazione a determinate esigenze dell’esercizio del ministero della Chiesa in Italia. L’anticlericalismo è, dunque, un abito mentale che il movimento operaio si è buttato alle spalle. Ma proprio perché ha compiuto questa critica e questo superamento, esso ha tutte le carte in regola per opporsi e combattere, insieme a tutti i cittadini democratici credenti e non credenti, contro ogni ritorno dell’errore uguale e contrario, e cioè del clericalismo, che è la pretesa di imporre la fede con la forza della legge, e dettare le norme di condotta derivanti da una religione, obbligatoria per tutti, e di servirsi della Chiesa e della religione come strumenti di potere, facendo in pratica della religione cattolica una religione di Stato.”

Enrico Berlinguer, Via Teudala, Roma, 10 maggio 1974, appello su RAI Uno
“Il popolo italiano, nella sua saggezza, si è resoconto che ci sono stati due modi di fare la campagna del referendum.
Da una parte coloro che chiedono di votare No all’abolizione della legge sul divorzio – e fra questi ci siamo anche noi comunisti – hanno cercato di darvi una informazione accurata e onesta sui contenuti veri della legge, sulle conseguenze benefiche che essa ha avuto per un certo numero di coniugi infelici e per i loro figli, sulle testimonianze, tutte favorevoli, dei giudici che hanno applicato la legge da tre anni in qua. Abbiamo fatto appello, e lo facciamo anche stasera, alla vostra capacità di ragionare e al vostro spirito di solidarietà umana. Dall’altra parte, coloro che chiedono di cancellare la legge: a quante bugie, a quante falsificazioni hanno fatto ricorso! Menzogne sulla legge, dati statistici inventati, ricorso a frasi false o mutilate di Marx e di Togliatti, calunnie sulle posizioni nostre e di altri. E promesse dell’ultima ora, e dunque anch’esse bugiarde.
Per confondere le cose sono arrivati a dire che il 12 maggio si vota pro o contro il comunismo! È la trovata di Almirante o di qualche altro, ma che cosa c’entra? Ma a chi vogliono darla a bere?

Ma hanno fatto anche di peggio. Hanno cercato di mettere paura, profetizzando l’apocalisse e speculando sui sentimenti più delicati e gli affetti più cari.
Dei giovani parlano come di incoscienti, pronti a sposarsi e a separarsi per puro capriccio. Questi falsi moralizzatori hanno la più completa sfiducia nelle risorse morali e nella serietà dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. Anche per questo diciamo ai giovani: votate No.
Degli anziani parlano soltanto come “Nonni” e “Nonne”, cercando di far dimenticare le tribolazioni che hanno sofferto, ieri, come operai, come contadini, lavoratori, come emigrati, e che soffrono, oggi, come pensionati. E alle persone anziane si chiede di negare ai loro figli, ai loro nipoti, la possibilità di avere una legge che ha il solo scopo di permettere di rimediare all’eventualità di un matrimonio sbagliato o sfortunato: eventualità mai augurabile, ma che può verificarsi. Per questo noi diciamo agli anziani di votare No.
Delle donne, gli esponenti [NdR una dimenticanza, non so se nel discorso o nella trascrizione del giornalista: anti]divorzisti hanno parlato come se fossero degli esseri inferiori, una sorta di animali domestici, ai quali si incute il terrore di essere abbandonati, quasi che le donne non avessero una loro personalità, una loro dignità, diritti pari agli uomini. Per questo noi alle donne diciamo di votare No, di votare contro coloro che le considerano soltanto un serbatoio di voti, quegli stessi che si sono sempre opposti a tutte le loro rivendicazioni di uguaglianza nei diritti e nella posizione economica e sociale.

Ma il fatto più vergognoso è il modo in cui certi esponenti antidivorzisti si sono rivolti ai bambini. In certi asili e istituti hanno messo nelle tasche del grembiule di fanciulli di cinque o sei anni volantini intimidatori e provocatori in cui sono giunti a spaventarli a tal punto che essi sono tornati a casa piangenti, ripetendo ai genitori la menzogna che era stata messa in testa loro, e cioè che dopo il 12 maggio, con la legge sul divorzio, sarebbero stati abbandonati dal papà e dalla mamma.
Quale infamia ingannare in questo modo i nostri piccoli e calpestare in questo modo la loro innocenza! Bisogna votare No contro tutti questi impostori che sono ricorsi a metodi indegni.
L’inganno maggiore è quello di cercare di far credere che si tratta di votare pro o contro l’unità della famiglia. L’unità della famiglia è un bene prezioso, chi non lo sa? Questo è un bene che si preserva e si consegue, innanzitutto, con una generale politica di riforme economiche e sociali – mai fatta sinora – che combatta le cause che sconvolgono o che comunque possono turbare la serenità e l’unità delle famiglie: la disoccupazione e l’emigrazione, la crisi dell’agricoltura, la mancanza di abitazioni decorose per molti lavoratori, le difficoltà sempre più gravi del bilancio familiare, l’insufficienza delle pensioni minime per i vecchi lavoratori, la carenza di asili nido e di scuole materne, la grave situazione in cui è stato ridotto tutto il sistema scolastico italiano: e la diffusione di un costume e di modelli di vita ispirati all’egoismo, alla violenza e al conformismo.
Perché privarci di questo diritto civile?
Ricordiamoci sempre che quando viene negato o compromesso un qualsiasi diritto di libertà, quando si compie un atto di intolleranza e di sopraffazione, si apre la strada ad altre prepotenze, a insidie e a minacce contro altri diritti civili, contro altre libertà: diritti e libertà sindacali, di pensiero, d’informazione e di stampa, di associazione: e crescono i pericoli per l’insieme delle nostre istituzioni.
Ecco dunque i motivi per i quali anche il Partito Comunista invita i suoi iscritti ed elettori, invita i lavoratori e i cittadini di ogni ceto sociale e di ogni fede politica e religiosa, tutti gli italiani che amano la libertà, a votare No il 12 e 13 maggio.”

martedì 23 agosto 2011

L'ICI e gli enti ecclesiastici italiani

Risposta a questo.

Premetto: pratico poco le leggi.


1. Sono esenti dall'imposta:
[...]
i) gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all'articolo 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni*, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all'articolo 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n. 222**.

*1. Sono soggetti all'imposta sul reddito delle persone giuridiche (NdR: IRES): [...] c) gli enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali[...]
**16. Agli effetti delle leggi civili si considerano comunque:
a) attività di religione o di culto quelle dirette all'esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all'educazione cristiana;
b) attività diverse da quelle di religione o di culto quelle di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura, e, in ogni caso, le attività commerciali o a scopo di lucro.


Quindi...
Sono esenti dall'ICI gli immobili utilizzati da "enti pubblici/privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto escluivo o principale l'esercizio di attività commerciali" destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività dirette "all'esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all'educazione cristiana".


Gli immobili utilizzati da un ente 1)non società, 2)residente in Italia, 3)non principalmente commerciale, non soffrono l'Ici se destinati esclusivamente allo svolgimento di quelle attività.
Questo però è in palese contraddizione con: «2-bis. L'esenzione disposta [qui sopra], si intende applicabile alle attività indicate [qui sopra] che non abbiano esclusivamente natura commerciale.»
Sa pure un bimbo che dedicarsi esclusivamente ad un'attività e non dedicarsi esclusivamente ad un'altra attività sono due cose diverse. Ecco un disegno esemplificativo:
Se in quella lettera di quel comma si fa riferimento alle attività gialle, nel 2-bis si riferisce sia a quelle gialle che a quelle verdi.
Il 2-bis contraddice fortemente cosa c'era scritto all'inizio, ma il 2-bis pretende che quello che leggevamo prima va letto con... parole diverse! È il "non esclusivamente commerciale" che subordina le "attività esclusive" di cui sopra.
È giusto che il Commissario europeo per la concorrenza apra un'ennesima procedura di infrazione finché non si faccia chiarezza.



Tralasciando l'applicazione della norma, procedo con un discorso più ampio.
Anche se fosse un pretesto, la valutazione delle obiezioni va fatta nel merito della questione. Io sono totalmente in disaccordo a non far pagare l'ICI per gli immobili dedicati "all'esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari [NdR: proselitismo], alla catechesi, all'educazione cristiana". Sarebbe un finanziamento extra ai culti che non concepisco.
Se gli immobili fossero dedicati soprattutto ad altro, come le attività di cui sopra ("attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive"), ben venga l'esenzione, indipendentemente dal soggetto IRES (che può essere pure ecclesiastico) che li utilizza.
Inoltre andrebbe aggiunto al 2-bis, dopo "non esclusivamente" anche "non principalmente" commerciale.

Poi su altre poche cose non sono d'accordo, per esempio che la CCAR proclami incessantemente Gesù Cristo al mondo intero è parecchio discutibile.
Come è falso l'argomento a catena, per cui se tolgo gli aiuti di Stato alla CCAR devo levarli a tutte le Onlus: non è vero, li lascerei solo a chi veramente ha un'utilità sociale.
Se la CCAR inoltre è più misericordiosa delle Onlus bisogna vedere: si parla della media delle Onlus? si tratta di proporzioni o di valore assoluto? si confronta la CCAR con le Onlus espressamente dedicate alla misericordia, alla carità e alla solidarietà? Perché così la frase non ha senso.

Lascio una considerazione finale: pretendere che lo Stato sia laico non ti fa né di destra, né di sinistra. Per coerenza, però, un liberale dovrebbe essere fortemente contrario a queste esenzioni ripetute. Togliatti & co., invece, diedero ripetuta prova di fregarsene della laicità, sacrificandola per motivi tattici e strategici. [es.: link1 e link2, che inizia uguale ma poi si differenzia] Senza considerare i post-comunisti e i post-post-comunisti, e i post-post-post-...

giovedì 14 luglio 2011

Considerazioni intorno agli Statuti degli Atenei e ai princìpi di civiltà

Vi ricordate la Legge Gelmini? La riforma del sistema universitario contro la quale tantissimi studenti sono scesi in piazza per manifestare il proprio dissenso?

Ecco, quella legge impone pesanti modifiche allo statuto delle università. Cos’è questo statuto? È un super regolamento che ogni università adotta in cui vengono disciplinati l’organizzazione e il funzionamento della medesima università.

C’è tanto da confrontarsi e da discutere, ma in questa sede tralascerò di proposito gli aspetti più pratici e scottanti, soffermandomi invece su pochi princìpi e istruzioni che dovrebbero essere condivisibilissimi al giorno d’oggi ma che spesso non trovano esplicita menzione in questi documenti. Che non mi si taccia di voler nascondere i fatti operativi, critici e di necessaria modifica (perché prevista dalla legge) allo statuto, ma è indispensabile aggiornare i princìpi generale affinché essi si conformino agli attuali princìpi di civiltà.

1)È importante che ogni università pubblica faccia riferimento alla laicità delle istituzioni nello statuto: l’imparzialità rispetto a differenti coscienze, religioni e pensieri e l’autonomia dagli enti confessionali è cruciale nell’istruzione, nell’insegnamento e nella ricerca che devono essere liberi da qualsiasi subordinazione diretta o indiretta.

Per l’Università degli Studi di Firenze [prendo essa perché lì frequento] si può aggiungere la parola “laico” prima di “pluralistico” al comma 2 articolo 1 (“[L’Università] afferma il proprio carattere pluralistico, indipendente da ogni condizionamento religioso, ideologico […]”). Non suona meglio “laico, pluralistico e indipendente”?

A tal proposito mi duole ricordare cosa successe all'inaugurazione dell'anno accademico 2010-2011 (link), ma è una brutta prassi che, almeno dal 1993, va avanti in questo modo (link). Sfruttare la mailing list di Ateneo (di TUTTI: docenti, personale tecnico-amministrativo, lettori, studenti, etc.) per pubblicizzare/invitare ad un evento religioso, che si tiene in concomitanza con l’inaugurazione dell’anno accademico magari è gentile, ma è ancor più confessionale e assolutamente non laico.

2)Per pari opportunità [d’ora in avanti: P.A.], ormai, non si intende più esclusivamente la parità tra uomo e donna (in quanto uomo e in quanto donna), ma di tutti gli esseri umani che non devono essere discriminati. Vincolarsi all’esclusiva discriminazione relativa al sesso senza ampiamente sviluppare il rifiuto di qualsiasi discriminazione è in un certo senso un privilegio, in contrasto con lo stesso principio delle P.A., come se il sessismo fosse una discriminazione più grave, e.g.., dell’omofobia o dell’antisemitismo.

A un certo punto del nuovo statuto a Firenze comparirebbe, tra le finalità dell’Università, la “realizzazione delle P.A., anche di genere, in ogni aspetto della vita accademica, promuovendo azioni positive atte a rimuovere ogni discriminazione”. Apprezzo l’intento di voler segnalare che le P.A. siano “non solo di genere” (una mia interpretazione), ma è veramente poco chiaro. Si può scrivere per esteso “P.A., senza distinzione alcuna per ragioni d'età, di sesso, di orientamento sessuale, d'identità di genere, di disabilità, di origine etnica, nazionale o sociale, di coscienza, di religione, di opinione, di lingua, di censo, di ricchezza, di nascita o di altra causa o condizione, promuovendo […]”. Mai essere avidi di parole quando c’è da stabilire un principio troppo spesso calpestato.

3)Anche i vincoli quantitativi sulla rappresentanza (le quote rosa) di una sola categoria, che si ritiene a torto o a ragione discriminata, in automatico produce una discriminazione verso tutte le altre categorie: sarebbe un privilegio immeritato concesso alle donne e non, e.g., agli omosessuali o agli ebrei. Quale merito particolare avrebbero le donne rispetto a un disabile nel trattare di P.A.? Sarebbe in ogni caso assurdo uniformare la rappresentanza in modo da “farci entrare tutti”: metà uomini e metà donne; un quarto omosessuali, un quarto etero, un quarto bisex e un quarto asessuati; metà giovani e metà vecchi; etc. Inoltre non è detto che un uomo non possa essere adatto a trattare delle P.A. per le donne, e questa situazione non è malvista, come molti credono (mi viene in mente lo spot di “Se non ora, quando?” in cui il ministro delle P.A. era uomo e il ministro dell’economia donna…).

Sempre a Firenze ma penso anche da altre parti, si sta delineando un Comitato per le P.A.. Il difetto principale è che si propone di promuovere le P.A. solo tra i lavoratori, come se gli studenti non ci fossero in Università. Per questi ultimi rimarrebbe solo il Garante dei diritti, ma nonostante la professionalità di chi suole ricoprire questo incarico egli/ella si può esprimere solo “su istanza”, potrà cioè esclusivamente esprimersi su questioni poste dagli studenti (e non solo) e non può (a differenza del Comitato) promuovere, proporre e verificare senza istanza.

Altra critica legittima è l’orientamento di questo Comitato, tutto incentrato sull’”efficienza delle prestazioni” del personale, come se la garanzia delle P.A. si facesse non perché è giustizia e civiltà, ma perché dal non tutelarle ne conseguirebbe un calo prestazionale! Su questo però c’è poco spazio di manovra poiché il ministro Brunetta ha preteso questa impostazione. L’unico modo per uscirne sarebbe un Comitato parallelo che si occupi non solo di vita lavorativa, ma di vita accademica in senso più ampio possibile.

4)C’è un’ultima questione che mi pare grave e quindi mi sembra giusto segnalare. Ai miei bei tempi (cioè anni ’90/albori del 2000) ci insegnavano che le razze umane non esistono, qualcuno diceva: “la razza umana è unica”, ma se essa è unica allora è anche inutile classificarla in razza. Salvo contesti fantasy (elfi, nani, gnomi, etc.) gli esseri umani non hanno razza, e infatti gli stessi biologi (correggetemi se sbaglio) utilizzano altri termini come “specie”, “popolazione”, etc., e “razza” viene usato esclusivamente quando l’uomo stabilisce dei particolari accoppiamenti per favorire alcuni caratteri invece che altri (razze canine, equine, bovine).

Nello statuto di Firenze è scritto che il comitato P.A. garantisce “l’assenza di qualunque forma di discriminazione, relativa […] alla razza” vuol dire implicitamente affermare l’esistenza di più tipi di razze (umane)! È proprio sbagliato com’è scritto, ed è totalmente differente dallo scrivere “combattiamo il razzismo” (che esiste!) o “le discriminazioni razziali” (che esistono!), ma si parla di discriminazioni “relative” alla razza, come se queste discriminazioni avessero la scusante dell’esistenza delle razze! Il termine va abolito, per una proposta di modifica si può fare come ho proposto poco sopra (le P.A. per esteso), così da includere tutti. I giuristi potrebbero giustamente replicare che il termine “razza” è scritto nella Costituzione italiana nello stesso modo, che addirittura all’ONU si parla di discriminazioni “basate/fondate sulla razza”, il ché è ancora peggio perché se sono basate/fondate sarebbero comprensibili, o peggio ancora giustificabili. Faccio notare però a questi cittadini che questi documenti risalgono a tanti anni fa (Costituzione: ’48; Dichiarazione dell’ONU sull’eliminazione di ogni forma razziale: ’63) e sarebbe il caso di aggiornarsi, visto che la legge e il linguaggio giuridico sono sempre adatti al passato, ma spesso non reggono il correre dei tempi.

Concludo con un pensiero: c’è da rabbrividire che la formazione delle persone di una certa età si è fermata a prima di molte rivoluzioni scientifiche (tipo l’abolizione del concetto di razza), e solo chi ha dovuto studiarle perché è il proprio settore o è onesto con se stesso conosce la questione.

Sempre a vostra disposizione, non mi piacciono le osservazioni a senso unico: è meglio che se ne discuta insieme!

mercoledì 6 luglio 2011

Diritti gay=diritti umani

Nei primi di giugno si è svolto a Roma l'Europride, organizzato dal movimento di liberazione omosessuale, con la partecipazione di un milione di persone. Dal 24 giugno New York è il sesto stato statunitense in cui una coppia omosessuale ha il diritto di sposarsi. Intanto a Milano, Napoli, Rimini e altre 60 città italiane si festeggia questa decisione con tante manifestazioni partecipatissime.

I politici italiani, invece, non si sconfessano mai: Frattini (che ritengo più un ambasciatore della Santa Sede che un ministro della Repubblica) dice: "Io ho una convinzione profonda: che il matrimonio sia quello stabilito dalla nostra Costituzione e di questo ovviamente sono convinti in molti. Non parlerei quindi di un'idea di cambiamento del matrimonio. Questo credo che la nostra Costituzione e la nostra storia non lo permetterebbero".
Secondo Frattini i matrimoni gay (o unioni di fatto, come ci piace più chiamarle) non s'hanno da fare perché proibite storicamente e costituzionalmente. A parte chiedermi a quale storia si riferisca Frattini, ma l'appello alla Costituzione è veramente fuori luogo e pretestuoso, visto anche il soggetto. [Questo contro art.19 implicitamente e art.21 esplicitamente, infatti questo; oppure questo contro art.12...]

Prendiamo l'articolo della Costituzione a cui si riferisce: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. [...]
C'è scritto che riconosce i diritti etc. fondati sul matrimonio, non che pregiudica quelli etc. non fondati sul matrimonio. Non c'è scritto che nell'eventualità di società naturali non fondate sul matrimonio (o peggio ancora: non naturali, vedi dopo) bisogna privarle di tutti i diritti. Sicuramente era intenzione dei padri costituenti di privilegiare il matrimonio rispetto ad altre formazioni sociali, ma da questo non consegue che tutte le altre formazioni sociali non debbano godere di diritti, altrimenti saremmo in contrasto con l'art.2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

Un discorso a parte richiede, invece, l'aggettivo naturale: ciò che è naturale esiste, succede in natura; non è artificiale, non è creazione umana, è preesistente alla Costituzione. Questa è l'unico significato che possiamo dare a naturale, altrimenti sfoceremmo nelle convinzioni personali - legittime sì, ma soggettive - e pretenderemmo di farle passare per oggettive. È infatti questo il caso della chiesa cattolica apostolica romana e tutte le frange politiche asservite al pontefice, che pretendono di dettare legge anche sul dizionario e la lingua italiana.
Le unioni omosessuali non sono una degenerazione dei tempi, ma sono sempre esistite in natura (anche tra gli animali) e nella storia (anche prima dell'anno zero). Dovrebbe bastare per dare un senso a naturale, ma per chi non bastasse c'è la Corte Costituzionale, sent. 138/2010, ord. 4/2011: «Naturale» significa solamente «preesistente al diritto», e non «tra l’uomo e la donna». Inoltre "né la Costituzione né il diritto civile prevedono la capacità di avere figli come condizione per contrarre matrimonio, ovvero l’assenza di tale capacità come condizione di invalidità o causa di scioglimento del matrimonio, essendo matrimonio e filiazione istituti nettamente distinti".

[continua]

sabato 2 aprile 2011




“Questo pezzo è dedicato ad Eluana Englaro. Alle persone che con mancanza assoluta di rispetto hanno gridato, hanno sentenziato e mosso gli animi dell’ignoranza per meri scopi elettorali, invocando falsità in nome di una morale pseudo-cattolica priva di qualsiasi senso in questo caso specifico. A volte il silenzio è l’unica cosa che si vuole e si chiede al mondo.”

IL SENSO

Riesco a vedere solo il vuoto dei tuoi occhi ormai
Ma non è paura
E’ un lento scivolare via il tuo, è un’esile speranza
Ma non è paura
Un silenzio freddo e lungo diciassette anni qui
Tra queste bianche mura
Voglio il rispetto per una scelta presa da me per me
Io guscio vuoto
Voi smorfie di dissenso
Io fredda macchina
Che scivola sul tempo
E poi il silenzio
Prese il sopravvento
Il mattino arrivò urlando
Io son sempre pronto
Un istante di lucidità
Respira respira
Il petto che si gonfia
Lo scorrere del tempo
Nell’attimo di tregua il senso
E poi il silenzio
Prese il sopravvento
Il mattino arrivò urlando
Io son sempre pronto
Un istante di lucidità
Respira respira
Il petto che si gonfia
Lo scorrere del tempo
Nell’attimo di tregua il senso
Respira respira respira
Vivo qui all’inferno privo di qualsiasi dignità
E tu non hai una cura
Non sento nessun dio qui non sento nessun perdono
Solo le vostre paure
Sognavo una vita normale
Ma qui di normale c’è
Solo il ticchettio di una macchina che mi permette di respirare
Voglio il rispetto per una scelta presa da me per me
Io guscio vuoto
Voi smorfie di dissenso
Io fredda macchina
Che scivola sul tempo
E poi il silenzio
Prese il sopravvento
Il mattino arrivò urlando
Io son sempre pronto
Un istante di lucidità
Respira respira
Il petto che si gonfia
Lo scorrere del tempo
Nell’attimo di tregua il senso
E poi il silenzio
Prese il sopravvento
Il mattino arrivò urlando
Io son sempre pronto
Un istante di lucidità
Respira respira
Il petto che si gonfia
Lo scorrere del tempo
Nell’attimo di tregua il senso
Respira Respira Respira
Splendida mi saluterà
L’alba che
Non vedrò più
Io non ho mai chiesto niente
Io non ero nulla per voi ne’ così doveva essere, per sempre
Io non so chi siete voi, lupi che ringhiate sul tempo che non ho
E poi il silenzio


martedì 4 gennaio 2011

Vandali siete voi!

Da qui
La vicenda su questo blog


Finita l'escursione l'ottavo nano Pìriolo è stato prontamente riportato a valle.
Perché questi escursionisti religiosi non possono fare così? Molti sono rispettosi della montagna!
Se hanno bisogno di icone da venerare, perché non le portano con sé fin su le cime? C'è bisogno di fissare una statua di bronzo da 70 cm alle rocce millenarie?
Guardate con i vostri occhi cosa hanno fatto, pubblicate queste foto!
Roccia su cui pose la statua
Particolare della roccia
Il posizionamento della statua è stato un sacrilegio! I tre tondini dell'ancoraggio, la resina blu per il fissaggio alla base... come potrà la trachite rimediare a questo scempio? Ci vorranno migliaia di anni.
Ecco, queste persone non hanno affatto il senso della montagna, né della natura. Gli escursionisti non sono così e pretendo che ogni escursionista si dissoci da questo atto vandalico. Inoltre sono anche mediocri religiosi se hanno bisogno di una raffigurazione materiale per essere giustamente fedeli. Come vi scrisse Lando di Pietro su un crocefisso: "Et lui dovemo adorare et non questo legno". Non capisco inoltre come abbiano fatto ad ottenere l'autorizzazione dall'Ente Parco Colli.
Solidarietà al Collettivo Operasione Pirio e alla sua giusta lotta!

mercoledì 22 dicembre 2010

Ho fame di cultura!

Un giorno di sciopero, un dispiacere essere arrivato tardi e non aver coinvolto altre persone.

Sono uno studente in mobilitazione (come tantissimi) contro la Riforma Gelmini dell'Università, i tagli indiscriminati del Governo, e per l'Università pubblica, più libera, di massa e di qualità rispetto a quella attuale di baroni, marchesi e visconti.

Con molto ritardo mi appresto anche io allo sciopero della fame, aderendo all'appello "ABBIAMO FAME DI CULTURA" del Coordinamento K5 - Studi Orientali della Sapienza di Roma.
Più motivazioni mi portano a questa forma di protesta, poco conosciuta dai giovani e spesso guardata con sollazzo e riso, come se avesse meno dignità di una manifestazione o altre forme di protesta.
1)Prima di tutto prendo le distanze dalle modalità in cui è degenerata la manifestazione di Roma il 14 dicembre scorso. Non mi riconosco in quella forma di protesta, non appartiene al mio agire politico e mi gira pesantemente il cazzo quando l'attenzione pubblica dalla manifestazione e dai contenuti venga dirottata alle foto della devastazione, ai salti onirici dei giornalisti nel passato, al gioco "trova l'infiltrato" con sequele di video e immagini. Sono studente e devo studiare, devo ottimizzare il tempo che ho e pretendo che quel poco che faccio raggiunga quante più persone possibile. Non vengo in piazza perché mi diverto, oppure perché è uno spazio di condivisione o di aggregazione. È anche quello, ma non principalmente: in piazza siamo tutti a rivendicare il diritto allo studio, alla formazione, alla ricerca, al lavoro, ad una vita dignitosa. Nel caso degli studenti anche a proteggere l'attuale Università e farla diventare una vera Università 1)pubblica, 2)libera, 3)di massa e 4)di qualità, senza baroni neri, rossi, gialli o a pois.
2)La Riforma Gelmini dell'Università è uno dei peggiori documenti prodotti negli ultimi 20 anni in questo ambito, partendo dalla riarticolazione degli organi d'ateneo passando al fondo per il merito, dall'abilitazione scientifica nazionale alla figura del ricercatore. C'è tanto su internet, ne parlano tutti, ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Contemporaneamente gli studenti elaborano proposte, princìpi e linee guida, ma ritengo che non sia compito nostro essere "tecnici della legge" per la nuova Università.
3)Mentre il governo da una parte si chiede se "è stata spiegata male" la Riforma ai ragazzi (in realtà noi giovani prendiamo in mano i documenti e li studiamo), dall'altra taglia il fondo di finanziamento ordinario alle università (finanziaria 2008) e il diritto allo studio (stabilità 2010). Non sono bruscolini, sono risorse ingenti in meno, per il fondo si tratta di quasi il 20% e per il diritto allo studio (mensa, alloggi, servizi aggiuntivi), dopo una proposta sconsiderata del 90%, il taglio si è fermato al "solo" del 50%. Tutti quei soldi erano necessari, non erano sprechi. Questo governo così facendo sconfessa gli artt. 9, 33 e 34 della nostra Costituzione.
4)Visto inoltre il clima natalizio,
bisogna raccontare ai bimbi che "Babbo Natale è in crisi" e che "gli elfi sono quasi tutti cassintegrati"! È necessario dare un segnale forte contro il consumismo delle feste e di regali, luminarie e botti di fine anno. Voi che ne spendete, sappiate: quei soldi sarebbero potuti servire al rifinanziamento della ricerca - e quindi del vostro benessere - e del futuro dei vostri figli, invece di sperperarli o, perché no, invece di fare generiche offerte votive al culto dei miei stivali che è arcinoto e strarisaputo che non le utilizzerà principalmente in solidarietà ai poveri. A tal proposito è al contempo scandaloso e ridicolo che lo Stato laico spenda più in finanziamenti e privilegi ad un particolare culto che in ricerca e sviluppo, oppure che non utilizzi quei fondi direttamente per i meno abbienti senza passare per l'"intermediario metafisico".

Non vogliamo morire di fame per scelte sbagliate non nostre, pretendiamo un reinvestimento del futuro, della ricerca, dello sviluppo e del lavoro. Partite da noi, siamo gli unici a farvi uscire dalla vostra crisi!
Facciamo fronte comune contro un governo anticostituzionale, senza seri progetti di sviluppo e assolutamente privo della benché minima lungimiranza e saggezza, che noi cittadini dobbiamo pretendere da chi prende in mano le redini del Paese!



Roberto Amabile, Firenze

sabato 9 ottobre 2010

Sciopero! Manifestazione! Studenti e operai uniti!

Buongiorno a tutti!
Vi ringrazio di essere arrivati fin qui.
Il mio intervento è dedicato ai ricercatori e alla loro resistenza civile, agli operai di tutte le nazioni, vittime di una globalizzazione senza diritti e senza solidarietà, alle imprese oneste che chiudono a causa di una politica economica fallimentare dei governi precedenti e attuale, agli studenti ai quali non sarà garantito né il diritto allo studio, né l'emancipazione sociale.
Comincerò lontano nello spazio e nel tempo, così remoto eppur così vicino, da una storia di globalizzazione e privatizzazione... del nostro paese.

Nel 1840 Ferdinando II Re delle Due Sicilie acquistò il suolo tra Napoli e Portici (attuale Pietrarsa) per impiantare uno stabilimento destinato alla costruzione di locomotive.
Con l’apertura due anni dopo di questo opificio il Regno delle Due Sicilie non ebbe più bisogno di acquistare locomotive dall’estero. Nella stessa zona fu istituita anche una scuola per formare Ufficiali Macchinisti per le navi a vapore delle marine militare e mercantile. Infatti il Regno delle Due Sicilie fu l’unico stato a non aver bisogno di macchinisti inglesi sulle navi a vapore, ciò perché gli ingegneri napoletani, smontando alcune macchine a vapore, avevano scoperto ogni segreto del loro funzionamento.
L'opificio di Pietrarsa ebbe un enorme sviluppo, dava lavoro a 1.000 persone e con l’indotto di altre fabbriche site a San Giovanni a Teduccio, che pure lavoravano materiale per la ferrovia, ne dava ad altre 7.000 persone, per un totale di 8.000.
Più tardi, con l'annessione delle Due Sicilie al Regno di Sardegna, Pietrarsa fu privatizzata. Nel 1863 vi lavoravano solo 400 operai a metà stipendio, e ciò causò la prima sommossa del 6 agosto 1863 dove i bersaglieri caricarono gli operai uccidendone 7 e ferendone 20.

In seguito l’opificio continuò a decadere, anche se una sua locomotiva lì prodotta vinse nel 1873 la medaglia d’oro all’esposizione Universale di Vienna.
Nel 1875 lavoravano a Pietrarsa solo 100 operai. La fabbrica fu adibita solo alla riparazione delle locomotive ma col passaggio ai locomotori elettrici lo stabilimento cadde in una profonda crisi economica e l’ultima locomotiva fu riparata nel 1975 che coincise con l'anno della sua chiusura. Nel 1989 fu aperto nell’ex opificio borbonico l’unico museo ferroviario d’Italia...

Tutti noi non vogliamo che le nostre fabbriche e le nostre università diventino musei dello splendore dei bei tempi che furono. Pretendiamo che lo splendore e l'eccellenza siano il sole del nostro avvenire. Lottiamo insieme contro la strage della cultura e del lavoro per il nostro futuro. Assolti i nostri doveri, gli studenti accorrono in difesa della Costituzione e dei diritti!

(invervento per manifestazione, liberamente ispirato da qui)

Stormy Six - 1972 - "Sciopero!" - La strage di operai a Portici del 1863
come a Melfi, Mirafiori, Pomigliano, Termini, e altri posti meno conosciuti



Hanno fatto lo sciopero
all'officina di Portici
quattro ore senza lavorare
per protestare per farsi pagare

Hanno fatto lo sciopero
per l' orario insopportabile
eran dieci ore ma il direttore
ne voleva ancora di più

Bisogna fare, sciopero!
per un lavoro da cane
sciopero!
per un salario da fame
non si può no non si può
ammazzarci di fatica così!

Quattro ore di sciopero
all'officina di Portici
quattro ore di tempo
per parlare, per giudicare
per farsi ascoltare

Quattro ore di sciopero
ma il direttore non è in fabbrica
quattro ore di tempo
per denunciare, per far venire
i bersaglieri

Sciopero!
per un lavoro da cane
sciopero!
per un salario da fame
non si può no non si può
ammazzarci di fatica così!

Quelli sono briganti
dice il direttore sono delinquenti
e per farli ragionare signor maggiore
bisogna picchiare,
bisogna sparare

Cinque ore di sciopero
e cinque morti all'officina di Portici
quattro ore di tempo per parlare
la quinta ora per farsi ammazzare

Sciopero!
per un lavoro da cane
sciopero!
per un salario da fame
e non si può no non si può
ammazzarci di fatica così!

Bisogna fare, sciopero!
per un lavoro da cane
sciopero!
per un salario da fame
e non si può no non si può
ammazzarci di fatica così!

sabato 27 febbraio 2010

Rettifica sull'idrazina - rinazina

Tempo fa chiesi ad una professoressa quale fosse il nesso tra l'idrazina N2H4 e la decongestione nasale. Sapete, quella pubblicità Idrazina Spray Nasale? Bene.
Non mi capacitavo come una specie corrosiva, tossica e cancerogena, utilizzata nei razzi vettori degli Space Shuttle in orbita e negli esplosivi, possa portare beneficio alle mucose... magari ti libera anche il naso, ma intanto ti provoca edema polmonare e non so quanto questo naso decongestionato possa servirti più.
Mi immagino già alla camera ardente: "Senza muco è più affascinante!"...
Ne sconsiglio tale utilizzo, anche come esplosivo per i medesimi effetti collaterali dell'idrazina (vedi sopra).

Ciò che viene usualmente scambiato per idrazina (googolare per credere) è in realtà la rinazina spray nasale (spot), nient'altro che nafazolina nitrato C14H14N2.HN03:



Quanto è fallace la nostra mente. Non so quale artificio inconscio m'ha fatto associare l'idrazina alla rinazina (e lo fanno in tanti, eh!), chiedero al compare psicologo che dice.
Contemporaneamente sconsiglio anche la rinazina, farmaco che porta innumerevoli controindicazioni (tra i più comuni annoveriamo l'assuefazione: non ne puoi fare a meno) e a tal proposito indico questa discussione.

venerdì 26 febbraio 2010

Eliminazione scorie

Ricordo tempo fa quando scrissi:

Ok, mi sono drogato abbastanza, ho messo tante X alle persone che non conoscevo e aggiunto tanti altri. La mia esperienza su Facebook si chiude qui e ora. È stato bello tenervi così, tutti insieme. Ma ora basta. La Luna cala, io vado a vedere le stelle, a vedere i lampioni.
La mia esperienza telematica libertaria proseg...ue sul blog (AD)ΔΙΩRAMA: PocoLigioAll'Ufficialità! È stato psichedelico fin quanto ho voluto.

È passato quasi un anno, solo ora ho trovato il tempo di finirla...



Su FacciaLibro, che domande! D: