martedì 7 ottobre 2014

Me ne vado

Premessa: mia sorella ora ha una cagna. Ci pensa solo mio padre però.
Vedi quindi il padre e la cagna andare a spasso, a farsi compagnia a vicenda e non capire chi è il più solo dei due.

Me ne vado.

Hanno già trovato modo di sostituirmi.
Per un coniglio, un roditore.
Da toporobby a quasi topo, tristezza.
Allora abbandono i litigi, le alzate di voci, le urla, i vittimismi che ti permettono di vincere una discussione in modo scorretto.
Le incazzature, i mezzi pianti e le lacrime inutili.
Io mio padre devo trattarlo da handicappato qual è, non è in grado di tenere una discussione.
Io solo col ragionamento, tentando di essere più imparziale possibile e ammettere gli errori dove sono stati o comunque dove non so se ci sono stati ma con probabilità, regalandomi il beneficio del dubbio.
E lui invece ad affrontare le discussioni con il sentimento, le passioni, che per quanto possano essere nobili e per quanto possa affrontare con sacrifico questa vista di merda che gli dà soddisfazioni solo tramite la famiglia e non tramite se stesso, fa i peggiori sgambetti condizionandoti psicologicamente.
Mio padre fa parte di quella schiera, dei Leonardo, delle Priscilla, delle Sara e dei Daniele, quelli che non sanno entrare in argomento ma fanno di tutto per vincere.
La genia di quelli che non entrano nel merito, ecco tutto. A me piacerebbe sedermi a un tavolo insieme, in cui non si sa mai come va a finire la discussione e a singolar tenzone ce le diamo di SANTA RAGIONE. SOLO di Ragione. Non utilizzando trucchi e colpi sotto la cintola, dal fare appello ai buoni sentimenti alle fallacie di brutta china agli argomenti ad uomo all’appello al passato alle argomentazioni a catena.
Vorrei un mondo in cui tutti fossimo dotati dei RUDIMENTI di logica e fossimo SENZA retorica. I fatti, non le pugnette.

Invece no. Siamo peggio. Siamo FUORI dal processo decisionale.
Mio padre o qualcun altro previo suo consenso quasi vincolante ha comprato un coniglio a mia sorella. Questo genitore ha una strategia molto fine: poiché il fratello di questa sorella se ne va da casa per studiare (perché in casa l’ambiente è inadatto e perché il centro dei suoi interessi sta altrove), allora subito ha trovato un modo per sopperire a questa mancanza.
Il fratello, com’è noto, che fece addirittura il funerale al Signor Rossi a bordo water, il Grande Salto nel Grande Blu, vede gli animali in casa già morti.
Le persone sono animali? Sì, le persone sono animali. E allora? Ci ho fatto l’abitudine.

D’una furbizia estrema. Visto che a giorni (una settimana esatta) non godrai più di questi lidi, allora la tua decisione non conta più quindi faccio automaticamente. Il fratello avrebbe preferito delicatezza. Sarebbe stato molto meglio avvisare. Dire: “Guarda, visto che te ne vai in questa casa non conterai più niente. Io, per sopperire alla tua mancanza e visto che sono un fine psicologo, ho pensato di regalare un animaletto a tua sorella. Visto che ella non ha la responsabilità di tenersi un cane (portarlo a spasso, ammaestrarlo, etc.), facciamo una prova con un animale essenzialmente passivo, quasi una pianta, un coniglio che reagisce solo se è in pericolo, privo dell’autonomia di cui gode un gatto e privo dell’affetto di cui godrebbe da un cane.”
“Tu hai voluto fare troppo il gatto e poco il cane. Ho dovuto sopperire con la bestiola per non alterare i fragili equilibri domestici. Sai quanto è complicato da questa parte della barricata, spero mi comprenderai.”


La telefonata che avrei voluto avere alias me ne vado alias peggio di un coniglio.

[Postilla: ho cambiato telefono per assecondare i capricci familiari (gli equilibri domestici sono complicati, meglio concedere su una stronzata del genere che cedere su altre) e perché un telefono con un’agenda può fare molto comodo.]

“Mi conosco: non posseggo prontezza polemica, l'avversario mi distrae, mi interessa più come uomo che come avversario, lo sto a sentire e rischio di credergli; lo sdegno e il giusto giudizio mi tornano dopo, sulle scale, quando non servono più.” (VANADIO, Il sistema periodico, pag. 222, Primo Levi, Einaudi tascabili)