sabato 1 dicembre 2012

Alogeni, Calcogeni, Pnicogeni, e poi?

Ci sono gli alogeni.
Ci sono i calcogeni.
Ci sono gli pnicogeni.
E poi? Come si chiamano gli elementi del gruppo 13 (IIIA) e del gruppo 14 (IVA)? Fatemi sapere se lo sapete!

martedì 30 ottobre 2012

FENT.MO nelle lettere, nelle mail, nelle intestazioni

Stamani tra un impegno e un altro mi sono fissato a trovare il significato all'abbreviazione FENT.MO in una mail che mi è stata inviata per conoscenza. Mi sentivo ignorante, così ho fatto la mia ricerchina.

Ho chiesto consiglio ad una delle più savie persone ch'io conosca, e il savio mi disse di ricercare nel vocabolario un aggettivo e poi costruirne il superlativo assoluto. (cosa assai sensata)
Devoto-Oli 2003: nessuna parola che cominciasse per "fent"... e allora?

E allora era semplicemente un errore di battitura. Sulla tastiera QWERTY le lettere F e G sono adiacenti, e tra una distrazione e un'altra è possibile. La posizione dell'attributo è adattissima ad uno scambio FENT.MO - GENT.MO, anche perché un'altra abbreviazione, GENT.MA, precedeva il Nostro.

Grazie al Savio che illumina la mia giornata.

mercoledì 24 ottobre 2012

Analogie e differenze tra Mafia e CLero



IN BREVE: al Forum Nazionale contro la Mafia 2012 ci sono IN UNA SOLA PLENARIA, alle 15:00 del 25 ottobre, al Polo delle Scienze Sociali di Novoli @ FIRENZE:
1)Prof. Rocco Sciarrone, sociologo dell’Università di Torino, uno dei massimi esperti del fenomeno mafioso a livello accademico;
2)Gian Luigi Nuzzi, giornalista e scrittore di "Vaticano S.p.A.", che tratta degli scandali finanziari e politici della Chiesa Cattolica Apostolica Romana (CCAR), e "Sua Santità", che non ha causato un incidente diplomatico con la Santa Sede solo perché l’Italia ha rapporti troppo genuflessi e reverenti.
3)Ernesto Milanesi e Sebastiano Canetta, giornalisti e scrittori di "Cosa Loro - I serenissimi della Compagnia delle Opere", un libro interessantissimo su Comunione e Liberazione, a malincuore fuori stampa e quindi difficilmente reperibile;
4)Giovanni Mainetto dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, che farà la propria valutazione su quanto il potere della CCAR sia dis/simile da altre forme di potere, in particolare da quello mafioso.

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Fra gli ospiti di spicco?”; “Quale plenaria sceglieresti?”. No, questa volta non mi piegherò alle logiche del nome trainante, grazie al quale un evento ottiene più visibilità. Non dirò il cognome di quel procuratore aggiunto che appena viene pronunciato fa rizzare le orecchie a chi lo ascolta. Sarei ancora una volta “vittima del procuratore aggiunto” (Antonio, spero mi capirai).

Nel mondo dell’informazione si è creata questa polarizzazione insanabile per cui ci sono media generalisti che si occupano di tutto un po’ e ci sono media specialisti che si occupano di un solo argomento. È giusto che una notizia sia accessibile a tutti, ma deve essere al contempo qualificata e qualificante, deve portare il lettore una spanna più in su di prima e deve permettere agli specialisti dell’argomento di essere soddisfatti della lettura.
Il sistema-informazione, schiavo delle logiche di mercato, di audience e di appiattimento sui gusti degli elettori, rinuncia ad elevarli ed evita l’approfondimento che sul mercato è – sembra, da quanto ho capito – perdente: una disanima soddisfacente allontanerebbe – pare – la silenziosa maggioranza dei lettori medi (teniamo a mente che il lettore medio non esiste!) e avvicina solo quei pochissimi interessati che però alla prossima notizia non di proprio interesse potrebbero abbandonare il giornale.
Il finanziamento pubblico all’editoria può essere uno strumento che affranchi la stampa da queste logiche e – direttamente – favorisca la circolazione delle idee, del pensiero, della civiltà, etcetera. Non può però essere il solo strumento per combattere questo schiavismo ed è dimostrato che, se esso rimane l’unico, non risolve affatto i problemi di cui dicevo prima, ma può perfino acuirli.

LE PLENARIE DEL FORUM NAZIONALE CONTRO LA MAFIA SONO TUTTE E QUATTRO FIGLIE NOSTRE. Non possiamo discriminarle nemmeno volendolo perché sono nate pari e uguali pur nella loro diversità. Se una di queste nasce più fotogenica non vuol dire né che sia (e neppure che esista) “la migliore”.
In questa sede metterò in evidenza una plenaria un po’ timida, che fatica a presentarsi ma ha tante qualità nascoste. L’abbiamo chiamata “Ai confini della mafia” e il titolo crea curiosità ma non è esplicativo.
Spesso facciamo presto a dire ”mafia”. In origine per “mafia” si intendeva Cosa Nostra, quell’organizzazione di potere – non solo criminale – radicata in Sicilia ma con interessi internazionali, con tante adesioni all’esterno ma un’architettura e un’organizzazione rigidissime e quasi impenetrabili, dalle caratteristiche emblematiche ma talvolta sensibilmente diverse dalle altre “mafie”, come la ‘Ndrangheta, la Camorra, la Sacra Corona Unita. Ci chiederemo in questa plenaria, però, se facciamo anche l’errore opposto: si fa tardi a dire ”mafia”? Prima di tutto perché la mafia EVOLVE, e se non fosse in grado di mutare al passo con i tempi avrebbe già trovato tempo or sono la sua fine. I tempi sono cambiati molto più velocemente dello stereotipo: LA MAFIA NON È PIÙ COPPOLA E LUPARA. Ha subìto in tutti questi anni una trasformazione dettata dall’evoluzione del sistema, che a poco a poco si confacesse agli scopi di accumulo di potere, danaro, “prestigio” e consensi tra la popolazione. Le cerchie mafiose sono sempre più ampie e meno chiuse, sempre più giovani brillantiprofessionisti capaci e perfino “servitori dello Stato”, per facili vantaggi o addirittura per quieto vivere, si piegano alle volontà criminaliSenza queste solide referenze, competenze, infiltrazioni nel tessuto sociale la mafia non potrebbe sopravvivere. Esistono inoltre delle organizzazioni di potere che non condividono tutte le caratteristiche di una “mafia”, ma certamente sono molto simili in molti aspetti: organizzazione, finalità, impatto sociale, “culturale”, influenza su colletti bianchi e politica, etc. Ci chiederemo se è possibile – e oltre che grado di similitudine - chiamare “mafie” queste altre organizzazioni; ci chiederemo quanto un’associazione a delinquere si avvicini allo stampo mafioso.

Sembra una plenaria intellettualoide, difficile da capire e niente affatto estroversa. Provate però a parteciparvi e vi sorprenderete.
Questa plenaria è necessariamente interattiva e coinvolgerà le meningi del pubblico molto più di quanto vi aspettiate. È proprio l’opposto che intellettualoide, si propone invece di trovare soluzioni concrete a quel cavillo di definizione che, se sciolto, renderebbe la lotta contro la mafia più “informata e consapevole” (come abbiamo scritto nell’introduzione).
Abbiamo chiamato un importante sociologo, fra i più competenti sull’argomento, il prof. Rocco Sciarrone dell’Università degli Studi di Torino, per spiegarci come la mafia e conseguentemente lo “stampo mafioso” si siano evoluti nel tempo (anche questo abbiamo detto: se la mafia non evolvesse, a quest’ora sarebbe scomparsa).
La mafia è sempre stata simile a sé stessa? No? Allora potremmo limitarci a tempi storici precisi.
La mafia è simile a sé stessa in ogni dove? No? Allora potremmo circoscrivere luoghi particolari.
Ci sono dei caratteri generalissimi comuni a tutte le mafie di ogni tempo e ogni luogo? Se sì, potrebbero essere un'ottima partenza per definire quello “stampo mafioso”. Se però questi caratteri ci fossero solo a grandi linee, paradossalmente la mafia odierna potrebbe non rientrare nella definizione!

Allungando un po’ lo sguardo oltre la siepe della consuetudine, ci chiediamo se esistano organizzazioni di potere molto simili alle mafie che potremmo definire in modo un po’ eterodosso, eretico, “mafie”.
Quest’anno osiamo portare due esempi talmente attuali che non avremmo potuto immaginarci!

Discuteremo di Comunione e Liberazione (CL, secondo taluni Corruzione e Lottizzazione), i cui affiliati stanno ridefinendo proprio in questi giorni il record di abusi e scandali con la Cosa Pubblica. Possiamo essere bacchettoni, possiamo essere bigotti, ma a noi non piace che chi non sposa la Cosa Pubblica (perché non la ama, preferendo i particolarismi privati al bene della società), debba comunque giacerci in sodomia solo per sfogare i propri istinti e assecondare al contempo antichi precetti. Detto in modo meno carnale: gli affiliati di CL sono pericolosissimi, occupando posti nevralgici possono svendere tutto in mano ai privati amici (perché l’amicizia tra ciellini viene prima di tutto, anche prima degli interessi della collettività) in nome di una non del tutto chiara e mai dimostrata “efficienza”.
Attualmente la gestione dei beni in mano alle istituzioni pubbliche è, salvo le non comuni perle da valorizzare, disastrata da rapporti clientelari e compromessi. Bisogna rilanciare la necessità di un’amministrazione e di una gestione dei beni comuni in modo altrettanto comune, così che i cittadini possano esprimersi direttamente, elaborare e intraprendere autonomamente la politica sulle risorse (fisiche e non) e non delegarla a soggetti terzi che poi a loro volta sceglieranno chi se ne occuperà.
La scelta di CL in questo campo, invece, è antisociale e va contro l’art. 41 della Costituzione: lo scopo, dichiarato tra le righe e nascosto tra le belle parole come “privato sociale”, “non profit”, “sussidiarietà”, è crudo: rubare denaro pubblico. Hanno o no la faccia come il CuLo?

Parleremo anche più in generale della Chiesa Cattolica Apostolica Romana (CCAR), indubbia organizzazione di potere (tralasciamo i peones), dedita ad attività talvolta poco trasparenti se non losche. Questo di per sé non è sufficiente a dire che sia una mafia; analizzeremo quindi analogie e divergenze tra CCAR e mafie.
Quei loschi progetti in Vaticano non sono più una vulgata anticlericale: il sapore di quei documenti sottomano - scannerizzati e pubblicati in un libro – è diverso anche a chi fosse estremamente convinto delle ipotesi di quella vulgata. C’è di più: se il maggiordomo Paolo Gabriele, Corvo nel Vaticano, ha trafugato le carte di Ratzinger “per esclusivo amore, viscerale direi, (sic) per la Chiesa di Cristo e per il suo Capo visibile”, se persino chi ama visceralmente la CCAR avverte l’esigenza di scoperchiare questo genere di vasi di Pandora, allora vorrà dire che davvero c'era da incazzarsi e c'è da incazzarsi tuttora per le malefatte d’Oltretevere.
Il cardinale Marcinkus insegnava che “non si può governare la Chiesa con le avemmaria”. Governarla però con lo “sterco del diavolo” per l’accumulo di altro “sterco”, di potere, e di consensi, contro i diritti sociali e civili, potrebbe forse essere un tantino oltre le finalità per cui si è costituita... o sbaglio?

E ora, per finire, faccio una dedica, un pensierino, una sciocchezzuola, 'na fesseria ai due amici Ernesto e Sebastiano: il documento "Mafia vs CL": ALLEGATO. Fatemi sapere che ve ne pare!

giovedì 18 ottobre 2012

Come uscire eliminare cancellarsi insomma LEVARSI DI CULO da Google plus oppure G+

PROPRIO stasera l'azienda Google, col chiaro intento di battere Facebook per gli amici Facebukk(ake), ha deciso di sana pianta, SENZA CONSULTARE GLI UTENTI del proprio servizio gmail, di ISCRIVERLI in massa a questo social network.

Bene, mi sono sentito stuprato. Per poco non mi stavo per spostare DEFINITIVAMENTE su Autistici/Inventati.
Visto però che sono un sarchiapone (la cui definizione si trova sulla pagina di Discussione di Wikipedia ma non sulla pagina di Wikipedia apposita...) e agisco per legge del minimo sforzo, ho posticipato la mia dipartita dai servizi Google e aiuterò voi tutti a rimanerci ancora un altro po'...

GUIDA A
COME CANCELLARSI OVVERO
ELIMINARSI DA GOOGLE + / PLUS
mantenendo intatto il proprio account Gmail

(sull'uso sconsiderato di "ovvero" vedere Giovanni Acerboni)

I passaggi sono semplicissimi:
1)Loggate con il vostro nuovissimo (pwak!) profilo Google + (né più né meno il vostro account Google...)
2)Cliccate sulla vostra immagine o sull'avatar color Avatar (è azzurro uguale) se non avete immagini;
3)Cliccate account ovvero profilo;
4)Andate giù giù per la pagina fino a SERVIZI
5)Cliccate "Elimina profilo e rimuovi funzioni sociali associate" (sta al fianco di "Elimina profilo e funzioni sociali)
6)Selezionate "Elimina i contenuti Google+" cliccando sul cerchietto eventualmente vuoto (deve diventa' blu!)
7)Comprendete che l'operazione di eliminazione del servizio non può essere annullata e che i dati che eliminerete non potranno più essere ripristinati? Bene, allora SPUNTATE QUELLA CAZZO DI CASELLA. (comparirà una V)
8)Infine "Rimuovi i servizi selezionati".

Alla fine comparirà una simpatica schermata di questo tipo.


C'è scritto "Perché i social network fanno cagare e io sono una persona tradizionale al limite del luddismo".

EDIT: se la vostra inettitudine supera di gran lunga quella dell'utente medio di internet (della serie scrivete "modern" al posto di "modem" e provate ad accendere il computer con quell'oggetto a forma di pedale chiamato mouse) potrete SUBIRVI questo video: http://www.youtube.com/watch?v=0WRQ3A3qugM 
Per carità di Baal, davvero utile. Ma NON ASCOLTATE LA CANZONCINA. D: D: D:

Buon divertimento.

sabato 14 luglio 2012

Cittadini meschini, superficiali e provinciali, che manco la cantina!


Questo comunicato è stato inviato dal Comitato 13 Maggio a moltissime redazioni sparse per la Toscana e l'Italia e nessuno l'ha pubblicato.
Lo pubblico io, sperando di farvi cosa lieta non solo a me che sarei stato dispiaciutissimi se fosse rimasto all'oscurità di una mailing list.

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Un livore che sa di sconfitta quello di Salvatore Mannino, giornalista de La Nazione e vicecaporedattore della redazione di Arezzo. Sarà baciapile? Oppure fanfascista? http://www.lanazione.it/arezzo/cronaca/2012/05/14/712312-paladini_cartapesta_polemiche_meschine.shtml
Con affetto auguriamo buon lavoro.
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Siamo cittadini meschini, superficiali e provinciali. Siamo i migliori provinciali sulla piazza perché ammettiamo fin da subito di esserlo.
Siamo polemici ma i tempi li abbiamo azzeccati. Anzi, se avessimo cominciato molto prima sarebbe andato tutto per il meglio.

Noi ci abbiamo pensato cento volte. Le conclusioni a cui arriviamo però sono diverse dalle vostre.
Siam certi: l'evento è stato un flop rispetto alle aspettative, ai soldi spesi, alle forze dispiegate (quasi quasi avremmo preferito quelle misure di sicurezza il 14/12/2010 e il 15/10/2011 a Roma).

Sappiamo come si comportano i politici senza valori né orizzonti in cerca di voti, sappiamo come si comportano i preti che devono far fronte a defezioni di massa.

Ci piace stare dietro le scrivanie, ma c'è chi si arrangia coi tavoli della cucina. Odiamo cliccare su "parteciperò" e rimanere comodi a casa, così da lavare la coscienza.
Ci piace stare in piazza, costruire resistenza. Ci piace più di tutti PONTIFICARE, contro le politiche clericali e antisociali, e anche contro il Pontefice (e chi delle istituzioni non gli dice niente) se vuole distruggere i diritti della donna, delle coppie e dei malati, e anche contro il Premier se vuole distruggere il welfare, i beni comuni e i diritti dei lavoratori.

Riteniamo di essere menti rozze, incapaci di leggere dietro le parole di un intellettuale raffinatissimo come un pastore tedesco. Non ci pronunciamo quindi sul discorso di Ratzinger.
Abbiamo orecchie per intendere poche cose perché siamo di una bassezza culturale che nemmeno la cantina. Abbiamo orecchie sufficienti però per capire che quando Ratzinger dice che la legislazione deve difendere la famiglia e la vita "dal concepimento al termine naturale" attacca le coppie etero e omosessuali, le nuove famiglie, le donne e i malati. Va contro quindi l'interesse della stragrande maggioranza dell'umanità.
Finché rimane libertà d'espressione auguriamo che ogni papa possa esprimersi. Le opinioni, però, sono di serie A e di serie B: questa del pastore tedesco è di serie B. Contestiamo l'eccessivo e spropositato credito che la politica e i media danno a queste dichiarazioni.

Il nostro mero interesse non è farci un nome, è lottare per le cause laiche e sociali. Se questo dovrà renderci paladini di cartapesta, allora è giusto che lo sia.
Se questo dovrà renderci invisi a certi giornalisti, ben venga.

Vogliamo costruire un LABORATORIO TOSCANO PER LA LAICITÀ. Se qualcuno per questo pensa che siamo la canaglia pezzente, allora siamo fieri di esserlo.


COMITATO 13 MAGGIO


P.S. visto che Mannino è juventino e che stiamo parlando di fedi, se sono stati spesi 500.000 euro per 20.000 fedeli (a esser buonissimi) allora saremmo disposti a spendere laicamente 10 milioni di euro per i 400.000 tifosi domenica scorsa a Torino. (grazie ad Andrea Pessarelli per il suggerimento)

martedì 1 maggio 2012

Clemente tornerà

A me Clemente mi ha chiamato.
Lo sapevo che era uno scherzo. Come sappiamo tutti che è un fottuto genio.
Ora non vuole tornare, poi - mi ha detto - si vedrà.
Farà più male a noi non poterlo vedere che a lui starsene distante.
Lui sta tranquillo.
A parte una sfilza di iastemme che ha buttato per i salamelecchi che gli hanno fatto il 1° maggio.
Alla festa dei lavoratori, ancora un modo per riappropriarsene.
Come la beatificazione di Karol il Papa operaio lo stesso giorno.
Siete tutti delle merde, mi dice.
Tutti dei figli di puttana.

Mi lascia con questa. Un fottuto genio.
Hasta la asta!
(ci siamo capiti, ma poi ti vengono i peli sulle mani)

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Sull'aere di "Le Vent Nous Portera" dei Noir Desir

CLEMENTE TORNERÀ

Siate composti
Non vedete solo i mostri
La natura ti soggiace
Te uomo incapace
Non piangete latte versato.

Clemente partirà.

Clemente se n'è andato
Dei fossi si è scordato
A Las Vegas ha sposata
Una bionda ricca prostrata*.

Clemente arriverà.

L'Himalaya ha scalato
Il Nirvana ha trovato
I monaci l'han soccorso
Senza più alcun rimorso.

Clemente tornerà.


*nell'originale era più spinto, però ha preferito farmi pervenire la versione censurata.

domenica 8 gennaio 2012

Enrico Berlinguer nel 1974 in campagna referendaria divorzista

Questo post fa il "palo" ad un'opinione (Il mio sogno eretico) pubblicata sulle Ultimissime UAAR, i cui redattori ringrazio.

Enrico Berlinguer, Padova, 7 aprile 1974
“Perché dunque si vuole togliere allo Stato italiano il diritto di legiferare sui casi di scioglimento del matrimonio? Si vuole forse uno stato tfeocratico, confessionale, che imponga a tutti i cittadini l’obbligo di osservare i precetti e i sacramenti di una religione? Si pone a questo punto un grande problema. L’Italia è giunta assai tardi all’unità nazionale anche perché fino a un secolo fa è esistito uno Stato Pontificio, un potere temporale che si estendeva su un vasto territorio della nazione, e che oggi la Chiesa riconosce esere un anacronismo. E perché mai, allora l’Italia di oggi, dopo che un Concilio ha dichiarato che la Chiesa non vuole più privilegi, viene considerato come una provincia soggetta a un regime speciale, quasi a un braccio secolare? Ecco un grande tema che deve interessare tutti coloro che, credenti e non credenti, vogliono essere cittadini d’una repubblica libera e sovrana, non anticlericale, ma neppure clericale.

L’anticlericalismo si esprimeva nell’avversione alla Chiesa in quanto tale, nella derisione dei suoi principi e dei suoi riti, nel considerare nemico dei lavoratori il prete non meno del capitalista. Il movimento operaio italiano si è liberato da tempo di questo bagaglio, in un processo profondo che ha avuto per protagonista il PCI di Gramsci e Togliatti. Giungendo non solo a un atteggiamento di pieno rispetto di tutte le libertà religiose e di culto, ma al riconoscimento di una sovranità della Chiesa nell’ordine che le è proprio: e anche nell’ambito dell’articolo 7 della Costituzione, prestando peraltro particolare considerazione a determinate esigenze dell’esercizio del ministero della Chiesa in Italia. L’anticlericalismo è, dunque, un abito mentale che il movimento operaio si è buttato alle spalle. Ma proprio perché ha compiuto questa critica e questo superamento, esso ha tutte le carte in regola per opporsi e combattere, insieme a tutti i cittadini democratici credenti e non credenti, contro ogni ritorno dell’errore uguale e contrario, e cioè del clericalismo, che è la pretesa di imporre la fede con la forza della legge, e dettare le norme di condotta derivanti da una religione, obbligatoria per tutti, e di servirsi della Chiesa e della religione come strumenti di potere, facendo in pratica della religione cattolica una religione di Stato.”

Enrico Berlinguer, Via Teudala, Roma, 10 maggio 1974, appello su RAI Uno
“Il popolo italiano, nella sua saggezza, si è resoconto che ci sono stati due modi di fare la campagna del referendum.
Da una parte coloro che chiedono di votare No all’abolizione della legge sul divorzio – e fra questi ci siamo anche noi comunisti – hanno cercato di darvi una informazione accurata e onesta sui contenuti veri della legge, sulle conseguenze benefiche che essa ha avuto per un certo numero di coniugi infelici e per i loro figli, sulle testimonianze, tutte favorevoli, dei giudici che hanno applicato la legge da tre anni in qua. Abbiamo fatto appello, e lo facciamo anche stasera, alla vostra capacità di ragionare e al vostro spirito di solidarietà umana. Dall’altra parte, coloro che chiedono di cancellare la legge: a quante bugie, a quante falsificazioni hanno fatto ricorso! Menzogne sulla legge, dati statistici inventati, ricorso a frasi false o mutilate di Marx e di Togliatti, calunnie sulle posizioni nostre e di altri. E promesse dell’ultima ora, e dunque anch’esse bugiarde.
Per confondere le cose sono arrivati a dire che il 12 maggio si vota pro o contro il comunismo! È la trovata di Almirante o di qualche altro, ma che cosa c’entra? Ma a chi vogliono darla a bere?

Ma hanno fatto anche di peggio. Hanno cercato di mettere paura, profetizzando l’apocalisse e speculando sui sentimenti più delicati e gli affetti più cari.
Dei giovani parlano come di incoscienti, pronti a sposarsi e a separarsi per puro capriccio. Questi falsi moralizzatori hanno la più completa sfiducia nelle risorse morali e nella serietà dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. Anche per questo diciamo ai giovani: votate No.
Degli anziani parlano soltanto come “Nonni” e “Nonne”, cercando di far dimenticare le tribolazioni che hanno sofferto, ieri, come operai, come contadini, lavoratori, come emigrati, e che soffrono, oggi, come pensionati. E alle persone anziane si chiede di negare ai loro figli, ai loro nipoti, la possibilità di avere una legge che ha il solo scopo di permettere di rimediare all’eventualità di un matrimonio sbagliato o sfortunato: eventualità mai augurabile, ma che può verificarsi. Per questo noi diciamo agli anziani di votare No.
Delle donne, gli esponenti [NdR una dimenticanza, non so se nel discorso o nella trascrizione del giornalista: anti]divorzisti hanno parlato come se fossero degli esseri inferiori, una sorta di animali domestici, ai quali si incute il terrore di essere abbandonati, quasi che le donne non avessero una loro personalità, una loro dignità, diritti pari agli uomini. Per questo noi alle donne diciamo di votare No, di votare contro coloro che le considerano soltanto un serbatoio di voti, quegli stessi che si sono sempre opposti a tutte le loro rivendicazioni di uguaglianza nei diritti e nella posizione economica e sociale.

Ma il fatto più vergognoso è il modo in cui certi esponenti antidivorzisti si sono rivolti ai bambini. In certi asili e istituti hanno messo nelle tasche del grembiule di fanciulli di cinque o sei anni volantini intimidatori e provocatori in cui sono giunti a spaventarli a tal punto che essi sono tornati a casa piangenti, ripetendo ai genitori la menzogna che era stata messa in testa loro, e cioè che dopo il 12 maggio, con la legge sul divorzio, sarebbero stati abbandonati dal papà e dalla mamma.
Quale infamia ingannare in questo modo i nostri piccoli e calpestare in questo modo la loro innocenza! Bisogna votare No contro tutti questi impostori che sono ricorsi a metodi indegni.
L’inganno maggiore è quello di cercare di far credere che si tratta di votare pro o contro l’unità della famiglia. L’unità della famiglia è un bene prezioso, chi non lo sa? Questo è un bene che si preserva e si consegue, innanzitutto, con una generale politica di riforme economiche e sociali – mai fatta sinora – che combatta le cause che sconvolgono o che comunque possono turbare la serenità e l’unità delle famiglie: la disoccupazione e l’emigrazione, la crisi dell’agricoltura, la mancanza di abitazioni decorose per molti lavoratori, le difficoltà sempre più gravi del bilancio familiare, l’insufficienza delle pensioni minime per i vecchi lavoratori, la carenza di asili nido e di scuole materne, la grave situazione in cui è stato ridotto tutto il sistema scolastico italiano: e la diffusione di un costume e di modelli di vita ispirati all’egoismo, alla violenza e al conformismo.
Perché privarci di questo diritto civile?
Ricordiamoci sempre che quando viene negato o compromesso un qualsiasi diritto di libertà, quando si compie un atto di intolleranza e di sopraffazione, si apre la strada ad altre prepotenze, a insidie e a minacce contro altri diritti civili, contro altre libertà: diritti e libertà sindacali, di pensiero, d’informazione e di stampa, di associazione: e crescono i pericoli per l’insieme delle nostre istituzioni.
Ecco dunque i motivi per i quali anche il Partito Comunista invita i suoi iscritti ed elettori, invita i lavoratori e i cittadini di ogni ceto sociale e di ogni fede politica e religiosa, tutti gli italiani che amano la libertà, a votare No il 12 e 13 maggio.”