mercoledì 6 luglio 2011

Diritti gay=diritti umani

Nei primi di giugno si è svolto a Roma l'Europride, organizzato dal movimento di liberazione omosessuale, con la partecipazione di un milione di persone. Dal 24 giugno New York è il sesto stato statunitense in cui una coppia omosessuale ha il diritto di sposarsi. Intanto a Milano, Napoli, Rimini e altre 60 città italiane si festeggia questa decisione con tante manifestazioni partecipatissime.

I politici italiani, invece, non si sconfessano mai: Frattini (che ritengo più un ambasciatore della Santa Sede che un ministro della Repubblica) dice: "Io ho una convinzione profonda: che il matrimonio sia quello stabilito dalla nostra Costituzione e di questo ovviamente sono convinti in molti. Non parlerei quindi di un'idea di cambiamento del matrimonio. Questo credo che la nostra Costituzione e la nostra storia non lo permetterebbero".
Secondo Frattini i matrimoni gay (o unioni di fatto, come ci piace più chiamarle) non s'hanno da fare perché proibite storicamente e costituzionalmente. A parte chiedermi a quale storia si riferisca Frattini, ma l'appello alla Costituzione è veramente fuori luogo e pretestuoso, visto anche il soggetto. [Questo contro art.19 implicitamente e art.21 esplicitamente, infatti questo; oppure questo contro art.12...]

Prendiamo l'articolo della Costituzione a cui si riferisce: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. [...]
C'è scritto che riconosce i diritti etc. fondati sul matrimonio, non che pregiudica quelli etc. non fondati sul matrimonio. Non c'è scritto che nell'eventualità di società naturali non fondate sul matrimonio (o peggio ancora: non naturali, vedi dopo) bisogna privarle di tutti i diritti. Sicuramente era intenzione dei padri costituenti di privilegiare il matrimonio rispetto ad altre formazioni sociali, ma da questo non consegue che tutte le altre formazioni sociali non debbano godere di diritti, altrimenti saremmo in contrasto con l'art.2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

Un discorso a parte richiede, invece, l'aggettivo naturale: ciò che è naturale esiste, succede in natura; non è artificiale, non è creazione umana, è preesistente alla Costituzione. Questa è l'unico significato che possiamo dare a naturale, altrimenti sfoceremmo nelle convinzioni personali - legittime sì, ma soggettive - e pretenderemmo di farle passare per oggettive. È infatti questo il caso della chiesa cattolica apostolica romana e tutte le frange politiche asservite al pontefice, che pretendono di dettare legge anche sul dizionario e la lingua italiana.
Le unioni omosessuali non sono una degenerazione dei tempi, ma sono sempre esistite in natura (anche tra gli animali) e nella storia (anche prima dell'anno zero). Dovrebbe bastare per dare un senso a naturale, ma per chi non bastasse c'è la Corte Costituzionale, sent. 138/2010, ord. 4/2011: «Naturale» significa solamente «preesistente al diritto», e non «tra l’uomo e la donna». Inoltre "né la Costituzione né il diritto civile prevedono la capacità di avere figli come condizione per contrarre matrimonio, ovvero l’assenza di tale capacità come condizione di invalidità o causa di scioglimento del matrimonio, essendo matrimonio e filiazione istituti nettamente distinti".

[continua]

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